Biografia

Archivio Davide Orler

Davide Orler nasce a Mezzano di Primiero, paese alle pendici delle Dolomiti in Trentino Alto Adige, il 16 febbraio del 1931. Autodidatta, si interessa di pittura sin da ragazzo, spinto da una irrefrenabile curiosità non trattenuta dagli scarsi mezzi a disposizione. Nel 1946, a soli quindici anni, con pochi spiccioli in tasca lascia Mezzano per recarsi a Venezia, la città dei suoi sogni a lungo vagheggiata. A diciotto anni, “per evitare di essere arruolato negli alpini e per amore del mare”, come racconterà in seguito, sceglie la ferma volontaria in Marina: vi resterà per otto anni, sino al 1957, imbarcato su dragamine e su altre imbarcazioni in servizio di pattugliamento nei mari, soprattutto nel Meridione d’Italia. Nascono in questi anni i primi importanti paesaggi di Mezzano, il borgo natio accarezzato dalla nostalgia, ma anche altri scorci paesaggistici influenzati dalla luce e dai colori del Mediterraneo, roventi tele che registrano personaggi e vicende quotidiane ed anche incidenti e tragedie, come l’alluvione di Salerno del 1955, che colpiscono il giovane nell’animo. La lontananza da casa, il contatto con drammi di grande portata, i tormenti della lunga stagione successiva alla Seconda guerra mondiale inducono un profondo travaglio spirituale che lo riavvicina alla fede e lo spinge, con uno slancio mai più interrotto in seguito, verso l’arte sacra.

Giovanni Orler, lo zio di Davide Orler, davanti al suo ritratto realizzato dall’artista.

Con la mamma, i fratelli e la sorella a Mezzano di Primiero. Davide Orler è il primo a destra.

Nel 1957, terminato il servizio nella Marina, Orler si stabilisce a Venezia. La sua opera riscuote immediato interesse nel vivacissimo ambiente artistico della città lagunare di quegli anni, caratterizzato dalle ricche Biennali, dalla presenza di collezionisti e mecenati attenti e lungimiranti e dalla continua attività di gallerie e associazioni come l’Opera Bevilacqua La Masa.
Presso la sede di quest’ultima si tiene, nel novembre dello stesso anno, la seconda mostra dell’artista che espone 240 ceramiche, ben presto ripudiate e gettate in mare come gesto di totale rifiuto. La personale gli vale però in premio l’assegnazione per quattro anni di uno studio a Palazzo Carminati, dove già lavorano molti fra i più promettenti artisti veneziani. A questo periodo, che può essere definito “picassiano”, fa appunto seguito un profondo ripensamento che, nell’estate del 1958, porta il giovane artista a mutare il suo linguaggio, cercando di riallacciarsi alle sue radici culturali per dare vita a una pittura figurativa.
Nell’autunno del 1958 Davide Orler, grazie all’invito dei responsabili dell’istituzione espositiva, tiene una grande mostra con le sue nuove opere al Musée Picasso di Antibes, sulla Costa Azzurra.
E’, per l’artista, l’occasione per far conoscere il proprio lavoro in ambito internazionale e per incontrare alcuni fra i maggiori protagonisti della vita artistica e culturale del periodo, dallo stesso Picasso a Germaine Richer, da Jean Cocteau a Jacques Prévert.
Seguono le mostre personali a Venezia, Novara, Vercelli, alla Biennale d’arte sacra di Bologna, alla Biennale di Milano e alla Quadriennale di Roma: eventi che fruttano ad Orler anche importanti riconoscimenti. Nel 1963 si aggiudica il Primo premio per la Pittura all’Opera Bevilacqua La Masa e, in tale occasione, la Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro gli acquista un grande dipinto dello stesso anno, Funerale a Mezzano. Mentre si ripetono anche i viaggi e i soggiorni in Italia meridionale, e soprattutto nell’amata Sicilia retaggio del periodo militare – nel 1964 e nel 1970 Orler è ancora a Palermo, Sciacca e Stromboli – nel 1965 inizia in lui quella passione per l’arte russa delle antiche icone che lo porterà a diventare un appassionato collezionista.

Da questo momento in poi continua a dipingere soprattutto per sé nel suo nuovo studio a Favaro Veneto, senza più curarsi di mostre e premi, e senza più aspirare a una presenza significativa sulla ribalta artistica nazionale. Comincia così a rivendicare una libertà, nel segno della figurazione e dei temi del sacro – pur non disdegnando mai l’apertura a una continua e innovativa sperimentazione nelle più diverse forme – che ritiene decisivi per riproporre il senso dell’arte all’uomo contemporaneo.

Comincia così una nuova serie di esposizioni che toccano città simbolo della storia dell’arte italiana e internazionale come, fra le altre, Firenze, Monreale, Napoli e Viterbo.

I temi espositivi sono quelli particolarmente cari a questa fase dell’esperienza di Davide Orler, ovvero più strettamente correlati ai temi del sacro: l’inesausta ricerca dedicata ai volti di Cristo, il mistero della Trinità, la riflessione sull’Incarnazione e sul senso della fede che culminano tutti nel cruciale ciclo de La Bibbia, 100 opere pittoriche raffiguranti scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, e in quello parallelo del Decalogo, incentrato sui Dieci Comandamenti. Nel 2007 Orler si reca a San Pietroburgo, nella Russia a lui tanto cara, dove, presentato da Maurizio Scudiero, espone al Museo Statale di Storia all’interno della Fortezza dei Santi Pietro e Paolo. Riceve il Premio alla Carriera nella Biennale internazionale di Firenze del 2007. La sua lunga avventura artistica si conclude con una triplice mostra antologica, Al tramonto quando il cielo s’infuoca, proprio nella sua amata valle di Primiero.

Davide Orler muore il 7 dicembre del 2010. Il titolo della sua ultima mostra sarà ripreso anche nel volume autobiografico da lui redatto nell’arco dell’ultimo anno di vita e pubblicato postumo, pochi mesi dopo la scomparsa. Per ripercorrerne e valorizzarne l’attività seguono, successivamente, le mostre al Museo Nazionale di Villa Pisani, nel 2012, il Premio alla memoria da parte della Marina Militare italiana nel 2014, la personale alla Galleria Novecento di Palazzo Sarcinelli a Conegliano, nel 2018, e, nel medesimo anno, la presenza alla mostra Atelier Venezia della Fondazione Bevilacqua La Masa in piazza San Marco a Venezia.

Davanti al Musèe Picasso di Antibes, sulla Costa Azzurra, nel settembre del 1958. Al centro, Davide Orler; seduto a destra, Riccardo Schweizer.

Arruolato nella Marina per gli otto anni di “ferma” del servizio militare.

Con lo scultore e amico Silvio Alchini a Venezia (1960).

Immagine di testata: Nello studio di Favaro Veneto (1971).

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